Non vedo più nessun male che mi possa ferire,
Almeno per stanotte non c'è nessun dolore.
Oggi più tardi di ieri, in pratica oggi è già domani.
Ancora non basta, c'è sempre un pò di rumore di fondo che stona col resto, ma posso dire che migliora giorno dopo giorno.
Ormai resta appena un sapore misto tra delusione e nostalgia.
Più delusione.
Ma come fai a spiegare a chi conosci appena chi era lei -cos'era lei- oltre il sesso, oltre il divertimento, oltre il gioco, oltre tutti e tutte quelle che sono passate. Come fai a spiegarle certe cose? E soprattutto come spieghi l'epilogo di tutto questo? Il significato di tutto questo? Il senso di tutti i sacrifici fatti da entrambi, se poi basta che uno dei due demandi a un terzo le proprie volontà per annullare tutto? E tutta la fiducia malriposta nell'altra persona. Come si fa?
Semplice, non lo spieghi, dici solo «niente, nulla di importante» e te ne esci.
E in fondo è proprio così ormai, niente di importante, non più.
Solo che resta la delusione per un comportamento, una scelta, una decisione che so non essere spontanea, che so essere dettata dal ricatto, dal sottostare a volontà altrui, perché quando più volte sono stato io a proporre questa conclusione mi sono sentito rispondere -tra le lacrime- che se l'avessi fatto poi l'avrei avuta sulla coscienza.
Purtroppo agire secondo volontà altrui significa staccare un assegno in bianco e affidarlo a questa persona che avrà disponibilità di scegliere cosa si può e cosa non si può, oggi e domani.
Perché oggi si tratta di questo, domani sarà qualcos'altro e non ci sarà modo di tirarsi indietro, di dire «No, questo no» senza vedersi parare davanti il solito ricatto, perché se ieri hai fatto quanto ti è stato imposto, ora cosa cambia? E il vortice continua a girare, finché a un certo punto qualcuno dovrà chiedersi se ne vale realmente la pena, e a quel punto però c'è il rischio di doversi svegliare e capire che quello che si è perso non si recupera. Peccato.
Ma in fondo quando si decide che siano gli altri a vivere per te, quando si decide di vivere la vita di altri, quando si lascia ad altri la possibilità di scegliere al proprio posto, poi ci si deve anche addossare le conseguenze che ne derivano.
La delusione nasce quando credevi di avere davanti una persona che sarebbe stata sempre un palmo sopra ogni tua migliore aspettativa, quando avevi la certezza che quella persona aveva le palle quadre, anzi cubiche, e che mai si sarebbe lasciata mettere i piedi in testa. Quando credevi in quella persona con tutto te stesso, e la spronavi ogni giorno perché sapevi che valeva molto più di quanto lei stessa credesse.
E che soprattutto mai avrebbe tradito la tua fiducia, qualsiasi cosa potesse accadere.
Ma si impara proprio da queste esperienze, e in ogni caso ormai per me è «niente, nulla di importante», e me ne esco.
Anzi, me ne vado a dormire che c'è il sole fuori.
Almeno per stanotte non c'è nessun dolore.
Oggi più tardi di ieri, in pratica oggi è già domani.
Ancora non basta, c'è sempre un pò di rumore di fondo che stona col resto, ma posso dire che migliora giorno dopo giorno.
Ormai resta appena un sapore misto tra delusione e nostalgia.
Più delusione.
Ma come fai a spiegare a chi conosci appena chi era lei -cos'era lei- oltre il sesso, oltre il divertimento, oltre il gioco, oltre tutti e tutte quelle che sono passate. Come fai a spiegarle certe cose? E soprattutto come spieghi l'epilogo di tutto questo? Il significato di tutto questo? Il senso di tutti i sacrifici fatti da entrambi, se poi basta che uno dei due demandi a un terzo le proprie volontà per annullare tutto? E tutta la fiducia malriposta nell'altra persona. Come si fa?
Semplice, non lo spieghi, dici solo «niente, nulla di importante» e te ne esci.
E in fondo è proprio così ormai, niente di importante, non più.
Solo che resta la delusione per un comportamento, una scelta, una decisione che so non essere spontanea, che so essere dettata dal ricatto, dal sottostare a volontà altrui, perché quando più volte sono stato io a proporre questa conclusione mi sono sentito rispondere -tra le lacrime- che se l'avessi fatto poi l'avrei avuta sulla coscienza.
Purtroppo agire secondo volontà altrui significa staccare un assegno in bianco e affidarlo a questa persona che avrà disponibilità di scegliere cosa si può e cosa non si può, oggi e domani.
Perché oggi si tratta di questo, domani sarà qualcos'altro e non ci sarà modo di tirarsi indietro, di dire «No, questo no» senza vedersi parare davanti il solito ricatto, perché se ieri hai fatto quanto ti è stato imposto, ora cosa cambia? E il vortice continua a girare, finché a un certo punto qualcuno dovrà chiedersi se ne vale realmente la pena, e a quel punto però c'è il rischio di doversi svegliare e capire che quello che si è perso non si recupera. Peccato.
Ma in fondo quando si decide che siano gli altri a vivere per te, quando si decide di vivere la vita di altri, quando si lascia ad altri la possibilità di scegliere al proprio posto, poi ci si deve anche addossare le conseguenze che ne derivano.
La delusione nasce quando credevi di avere davanti una persona che sarebbe stata sempre un palmo sopra ogni tua migliore aspettativa, quando avevi la certezza che quella persona aveva le palle quadre, anzi cubiche, e che mai si sarebbe lasciata mettere i piedi in testa. Quando credevi in quella persona con tutto te stesso, e la spronavi ogni giorno perché sapevi che valeva molto più di quanto lei stessa credesse.
E che soprattutto mai avrebbe tradito la tua fiducia, qualsiasi cosa potesse accadere.
Ma si impara proprio da queste esperienze, e in ogni caso ormai per me è «niente, nulla di importante», e me ne esco.
Anzi, me ne vado a dormire che c'è il sole fuori.

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