abitudine [a-bi-tù-di-ne] s.f.: Stabile acquisizione di un particolare comportamento.
Quante se ne prendono di abitudini, quanto è semplice far sì che qualcosa diventi automatico.
Impari a guidare e dopo poco non ci pensi più a quale marcia ti serve, o che devi premere la frizione, spingere la leva del cambio e tutte le lezioni della scuola guida. No, lo fai e basta.
Cambi telefono e all'inizio sembri un cerebroleso con la coordinazione di un cucchiaino da thé, ma basta poco e ti ritrovi a rigirartelo in mano per controllare le email mentre stai mandando un sms e aggiornando lo status su facebook, (magari chiedendoti se puoi anche telefonarci con sta cosa che hai in mano).
E con le persone che ti stanno intorno, con loro è ancora più strano, spesso si innescano abitudini senza che nemmeno te ne accorgi, nemmeno lo volevi, o almeno non l'avevi cercata. Eppure succede, ti trovi a mandare un messaggio ogni mattina con un semplice buongiorno, perché si è iniziato a farlo quasi per caso e ora si continua. Punto. Oppure si prende l'abitudine a salutarsi in modo strano, e vatti a ricordare chi e quando ha deciso che noi ci saremmo sempre salutati così.
E poi le cose cambiano - perché le cose cambiano sempre! - non ci si sente più, o si cambia nuovamente telefono, o scegli un motivo a caso, ma il concetto è che quelle abitudini si perdono. Alcune volte succede di colpo, come quando cambi casa e la strada del ritorno non è più quella che i tuoi piedi fanno con l'autopilota, ma loro se ne fregano e continuano a portarti sempre lì, basta solo che ti metti a pensare ad altro e ti ritrovi sotto un portone che non è più il tuo; peggio ancora quando ti ritrovi sotto la finestra di una ragazza che non è più la tua, ma può capitare quando le cose cambiano troppo in fretta.
Spesso invece succede poco a poco, e così una nuova abitudine sostituisce la precedente. E questo è il caso migliore - almeno in teoria - perché non c'è trauma. Ma nella pratica le cose stanno diversamente: ti accorgi di tutto solo dopo tempo, quando un particolare -un suono, un'immagine, un profumo - innesca quel vecchio meccanismo ormai in disuso.
Come quando alla radio passa un riff che ti è sempre piaciuto e le mani partono in automatico, ma tu non tocchi una chitarra da secoli, e a quel punto dici: Cazzo ma quant'è che non suono?! Oppure come quando ti capita una cosa divertente e te la tieni in testa, la appunti pensando: stasera la chiamo e gliela racconto, che è troppo bella per non riderne insieme. Poi accosti la macchina, ti fermi, sposti lo specchietto in modo da guardarti bene in faccia, ti mandi a fanculo e riparti.
Abitudini.
Quante se ne prendono di abitudini, quanto è semplice far sì che qualcosa diventi automatico.
Impari a guidare e dopo poco non ci pensi più a quale marcia ti serve, o che devi premere la frizione, spingere la leva del cambio e tutte le lezioni della scuola guida. No, lo fai e basta.
Cambi telefono e all'inizio sembri un cerebroleso con la coordinazione di un cucchiaino da thé, ma basta poco e ti ritrovi a rigirartelo in mano per controllare le email mentre stai mandando un sms e aggiornando lo status su facebook, (magari chiedendoti se puoi anche telefonarci con sta cosa che hai in mano).
E con le persone che ti stanno intorno, con loro è ancora più strano, spesso si innescano abitudini senza che nemmeno te ne accorgi, nemmeno lo volevi, o almeno non l'avevi cercata. Eppure succede, ti trovi a mandare un messaggio ogni mattina con un semplice buongiorno, perché si è iniziato a farlo quasi per caso e ora si continua. Punto. Oppure si prende l'abitudine a salutarsi in modo strano, e vatti a ricordare chi e quando ha deciso che noi ci saremmo sempre salutati così.
E poi le cose cambiano - perché le cose cambiano sempre! - non ci si sente più, o si cambia nuovamente telefono, o scegli un motivo a caso, ma il concetto è che quelle abitudini si perdono. Alcune volte succede di colpo, come quando cambi casa e la strada del ritorno non è più quella che i tuoi piedi fanno con l'autopilota, ma loro se ne fregano e continuano a portarti sempre lì, basta solo che ti metti a pensare ad altro e ti ritrovi sotto un portone che non è più il tuo; peggio ancora quando ti ritrovi sotto la finestra di una ragazza che non è più la tua, ma può capitare quando le cose cambiano troppo in fretta.
Spesso invece succede poco a poco, e così una nuova abitudine sostituisce la precedente. E questo è il caso migliore - almeno in teoria - perché non c'è trauma. Ma nella pratica le cose stanno diversamente: ti accorgi di tutto solo dopo tempo, quando un particolare -un suono, un'immagine, un profumo - innesca quel vecchio meccanismo ormai in disuso.
Come quando alla radio passa un riff che ti è sempre piaciuto e le mani partono in automatico, ma tu non tocchi una chitarra da secoli, e a quel punto dici: Cazzo ma quant'è che non suono?! Oppure come quando ti capita una cosa divertente e te la tieni in testa, la appunti pensando: stasera la chiamo e gliela racconto, che è troppo bella per non riderne insieme. Poi accosti la macchina, ti fermi, sposti lo specchietto in modo da guardarti bene in faccia, ti mandi a fanculo e riparti.
Abitudini.

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