In realtà non sono per niente pronto. Come sempre le decisioni le prende lei, dice "è la mia scelta" e parte il cronometro. Non ho potuto decidere quando, avrei scelto un altro momento, e ce ne sono stati in passato di momenti buoni. Ma ogni mio tentativo è stato stroncato dal prospetto di un senso di colpa: "se te ne vai io mi fermo qui". Poi se n'è andata lei.
Anzi no, non se n'è andata, non mi lascerebbe mai da solo, sono pur sempre il suo miglior amico.
Miglior amico un cazzo.
E ora devo correre anche se non voglio, anche se non sono pronto, ma il conto alla rovescia è già partito. 3... 2... 1... Via!
E parte la conta dei giorni. Che sensazione di dejavù.
Contavo i giorni che erano passati da quando, al telefono, mi aveva salutato per l'ultima volta dicendo che non poteva continuare così, e speravo che si rendesse conto che in realtà noi ci apparteniamo. Ho aspettato un ritorno. E intanto ammazzavo il dolore come potevo.
Poi ho iniziato a contare i giorni da quando ho conosciuto l'altra pensando "quand'è che me la farà dimenticare?".
Finchè arrivò l'estate e rinunciai, iniziando a contare i giorni dall'ultima volta che c'eravamo visti sperando che più tempo passava più facile sarebbe stato dirle "scusa, non sei riuscita a farmela dimenticare. Vado via."
E alla fine di nuovo noi, in un modo o nell'altro. Nascosti a tutti ma ugualmente Noi. A custodire un segreto davanti agli altri, a scambiarci uno sguardo in cui dirci tutto ciò che solo noi potevamo sentire. Perché l'avevamo detto mille volte che non sarebbe potuto finire mai.
Noi che avevamo nuovamente l'intesa perfetta che ci aveva resi così diversi da tutti. La capacità di sorreggerci a vicenda come nessun altro avrebbe mai saputo fare.
Di nuovo la serenità che mi mancava, di nuovo il caldo abbraccio dei suoi occhi nei miei e la vertigine di parole sussurrate. Ancora la speranza che si sarebbe resa conto che non é possibile vivere l'uno senza l'altra e la consapevolezza che le sarei stato accanto fino alla fine.
Ancora aspettare e contare, e intanto essere sempre lì, presente, pronto a darle tutto quello che avevo, e ripetermi che ormai non poteva volerci molto.
Infatti non c'è voluto molto. L'anno è iniziato male tanto quanto il precedente era iniziato bene. Lo sentivo, gliel'avevo anche detto. Ma non ho avuto ugualmente il tempo di prepararmi. 3... 2... 1... Via!
Di nuovo solo a contare, ma stavolta con la consapevolezza che se non ha capito ora non capirà mai, o meglio: che se non l'ho capito la prima volta ora lo devo capire per forza che "per sempre" è una cazzata da scrivere nei bigliettini dei Baci Perugina, o nelle pubblicità dei diamanti, e serve solo a vendere.
OK, conto. Conto i giorni che sono passati da quando le ho detto: tutto o niente, non posso sopportare un'altra volta di esserti amico. Fingi di non avere più il mio numero e soprattutto non cercarmi se stai male. E mi ha fatto malisismo dirlo.
Conto sperando di riuscire a mantenere la volontà e pregando che presto dimenticherò il motivo per cui sto contando e insieme al motivo dimenticherò anche lei.
E allora 3... 2... 1.. Via! Primo Giorno.
Credo che ci voglia un dio ed anche un bar,
ma dovendo scegliere opterei per il bar
ma dovendo scegliere opterei per il bar
venerdì 5 febbraio 2010
Pronti... Via!
Direttamente dalla tastiera di
Thevenin
alle
00:58
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